IL RIPASSO GENERALE
Tra i riti propiziatori che preludono a un viaggio in bici c'è la cura del mezzo, almeno nel mio caso (per il Malox è differente, la sua biga è autopulente, nel senso che non le resta che pensarci da sola... ;-D).
È un attività che conosce modi e tempi suoi, tipicamente svolta nel salotto di casa (sfidando i limiti della sopportazione di Sonia), e porta con sé un'aria di rinnovamento, di catarsi. Tutto si fonda sull'intento prometeico di azzerare gli attriti e le interferenze peculiari di un sistema meccanico, zavorra prosaica che si oppone al godimento dell'esperienza ciclonomade.
Un'approfondita pulizia, una certosina ispezione delle parti e un'accurata oliatura conferiscono sicurezza e fluidità di pedalata, a tutto vantaggio della spensieratezza e del bon vivre.
Col tempo mi sono ingegnato a compiere da me queste operazioni, e grazie ad una valigetta di attrezzi specifici ho praticamente disassemblato tutti i componenti principali, dalla gabbia del cambio, le pulegge, alle pedivelle, dal pignone ai cuscinetti dei mozzi. All'inizio corri il rischio dell'"effetto sveglia" (quando smonti tutto e poi fai casino col rimontaggio, e ti avanzano i pezzi che non sai da dove provengano); poi ti impratichisci, e a furia di riassemblaggi storti e al contrario riesci ad infilare le sequenze giuste.
Questa forma di interazione col vile metallo consente di pregustare i piaceri che quello stesso materiale è in grado di regalare, quando beneficia di amore e lubrificante: è una forma di simbiosi tra il trasportante e il trasportato che va - ad esempio - ben oltre un semplice lavaggio dell'auto. Tutti noi, infatti, conosiamo bene la sensazione di avere un'auto pulita, e dopo un passaggio sotto le spazzole e un giro di straccio negli interni pare quasi che il veicolo funzioni meglio. Ecco: nel caso della macchina è solo un'illusione, mentre per una bici è LETTERALMENTE COSI'.
L'effetto che ne ottieni, quando fila tutto liscio, è il fruscìo della catena, il ticchettìo del cambio, il velluto del copertone sull'asfalto che ti fluiscono addosso sino a raggiungere il centro della tua esperienza, un moto-a-luogo che si espande e prende possesso del panorama che attraversi, rendendotene parte.
E hai pure risparmiato una vagonata di quattrini.
Cicloperpetuo
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